L’Egitto nella tenaglia dell’imperialismo e della reazione
In Egitto due forze controrivoluzionarie - la
polizia sostenuta dall’esercito filo-Usa di Al-Sisi e le bande dei Fratelli
musulmani che appoggiano il liberista Morsi, sostenuti da Qatar e
Turchia - sono entrate in urto frontale dopo il “democratico” colpo di
Stato di luglio.
Il feroce massacro del 14 agosto – in cui la maggior parte delle vittime sono stati centinaia di manifestanti abbattuti dalle forze di “sicurezza” mentre erano a mani nude - esprime l’acutizzazione della lotta per il potere fra settori borghesi legati al grande capitale, così come le contraddizioni fra potenze imperialiste e capitaliste.
Il
macellaio Al-Sisi, l’uomo forte addestrato dal Pentagono e complice del sionismo,
ha mostrato la vera natura del regime che vuole instaurare con il sangue
e il terrore: una dittatura militare alla Mubarak.
Nessuna illusione può essere coltivata sul ruolo
dei militari, che come hanno sparato sugli islamisti, alleati fino a
ieri, non risparmieranno i rivoluzionari e i progressisti per conservare
il loro potere e i loro privilegi.
Della loro violenza si nutrirà il fanatismo
religioso in Egitto e in tutto il mondo arabo. Il pericolo di una guerra
civile reazionaria, per tentare di soffocare qualsiasi ipotesi
progressista e rivoluzionaria, ora è più concreto.
Le screditate cancellerie occidentali – che hanno
sostenuto il colpo di stato militare di luglio – ora deplorano il bagno
di sangue, ma per loro quello che conta è l’imposizione e la
conservazione dell’ordine imperialista in un paese chiave, posizionato
in una regione vitale e strategica per i loro rapaci interessi: il petrolio,
l’accesso privilegiato al canale di Suez, il sostegno a Israele.…costi
quel che costi, e con l’intento di riprodurre lo scenario egiziano in
altri paesi in crisi politica profonda, come la Tunisia.
Il proletariato e le masse popolari egiziane, le forze di sinistra e democratiche – protagonisti della caduta di Mubarak e di Morsi, che hanno scombussolato i piani imperialisti - non devono lasciarsi intrappolare nella lotta fra cricche reazionarie, ma unirsi e organizzarsi per portare avanti la lotta, fino a rovesciarle entrambe a conclusione di una rivoluzione autenticamente popolare.
Appoggiamo
la formazione di comitati popolari e di un Fronte popolare con alla testa
la classe operaia per la realizzazione degli obiettivi rivoluzionari, contro
il terrorismo e le ingerenze imperialiste.
Solidarietà col popolo egiziano e gli altri popoli
in lotta contro la reazione, per la democrazia, la libertà, la sovranità
e un vero cambiamento sociale! Né l’esercito, né le forze reazionarie
potranno fermare la loro marcia!
La drammatica situazione egiziana dimostra una
volta di più quanto sia indispensabile la presenza di un autentico
Partito comunista che sappia orientare e dirigere le masse sfruttate e
oppresse.
16 agosto 2013
Piattaforma Comunista